E se...

30 June 2013

E se…

E se i pensieri non fossero
stelle recluse senza colpa,
buio non avrebbe la tua notte.
Se mani fossero remi,
approdo troverebbe
la tua barca solitaria e senza brama.

Se gemiti incarcerati fossero carezze,
inchiodata a fremito gaudente
sarebbe la tua carne inappagata.
Ma il silenzio delle sbarre
uccide il cuore
spargendone le stille,
sporcandone l’azzurro.


E i pensieri sono frecce
indifferenti
perdutisi nei cieli
disperse da ferocia
di vento giustiziere.
Le mani son macigni,
pietre bianche senza storia,
che scivolano basse
annegando tra dita diafane
il sogno perduto di un
mare mai navigato.


E i gemiti non sono
che sussurri trucidati,
acre polvere ingoiata
che ucciso ha il respiro
crocifiggendone la gioia,
esaltando la follia trasfigurata
nell’invisibile delirio
dei miei chiodi!

Luisa Foddai


 

* La silloge di poesie “Graffi e carezze dell’anima” rappresenta fedelmente l’universo emozionale ed il mondo lirico di Luisa Foddai che, grazie al suo sguardo capace di captare anche le minime percezioni, dimostra di essere costantemente alla ricerca dell’armoniosa sinfonia della vita in un magico volo poetico.
La volontà di riversare nei suoi componimenti la qualità lirica si avverte nella versificazione complessa e variegata, con alcuni slanci classicheggianti, che spaziano dall’immersione “negli oscuri meandri dell’anima”, al recupero memoriale con accenni alle dolenti emozioni, ai disincanti e alle “malinconie infinite”, che attanagliano in determinati momenti: il percorso riconduce ad un inno all’amore per la vita attraverso un soave canto lirico.
Non v’è dubbio che l’intenzione di avvicinarsi alla “quiete dell’anima” sia forte seppur ritroviamo numerosi passaggi che riportano a “struggenti nostalgie”, ad uno scandaglio interiore di “anima inquieta” e, ancor più, ad “antiche ferite”, che, inevitabilmente, sono disseminate lungo il cammino di questa “misera tragedia” che è l’esistenza della “mortale carne”.
Le visioni poetiche di Luisa Foddai sono ammantate da un’atmosfera rarefatta e si ergono, dai giorni della vita, “silenti come ombre della sera”: ed è proprio in quel silenzio lirico che esplode l’armoniosa sinfonia della vita, quando la Parola prende il sopravvento e si fa dolce incanto, sussulto d’amore, sospiro e fremito, fino ad una fusione totale con quel “calice colmo/di rime e parole,/mieli e veleni,/sentieri confusi e storditi/ da giochi incompresi di luci ed ombre”.
Ecco allora verificarsi l’atto salvifico che supera il travaglio, che offre “bagliori dell’anima” ad una poetessa che “si annida furtiva/tra le maglie consunte” dei suoi “orfici versi”: e, infine, si giunge alla rinascita inebriante, che fa spiegare le ali per lasciarsi trasportare dalla forza del cuore, verso il “Grande Divino Mistero” che tutto include.
La sua ispirazione lirica assoluta si concreta in una lenta immersione nelle zone segrete dell’anima, tra grandi silenzi contemplativi e abissi misteriosi, quando la vita “graffia” l’anima ed il dolce poetare si fa “canto solingo” alla ricerca del respiro vitale che possa scaldare il cuore.
La profonda umanità di Luisa Foddai ed il suo desiderio innato di condivisione umana sono lo specchio del suo continuo “intreccio d’anima” tra “graffi” esistenziali e “carezze” come bisogno d’amare e di essere amata: ecco perché la sua poesia veleggia con vibrante forza nell’oceano enigmatico della vita.
La poesia avvolge, come “dolce condanna”, l’essenza stessa di Luisa Foddai.
Nello “scrigno dorato” che custodisce i sogni, oltre il Tempo, dopo le alchimie liriche, lei può dirsi al sicuro.

Massimo Barile

* prefazione del libro “Graffi e carezze dell’anima” di Luisa Foddai